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Francesco Summo

November 12

elezioni primarie per la costituzione del movimento giovanile del Partito Democratico

Carissimi/e

Venerdì 21 ci saranno in tutta Italia le elezioni primarie per la costituzione del movimento giovanile del Partito Democratico.

Si voterà per eleggere il Segretario nazionale, i membri dell’Assemblea nazionale e i membri dell’Assemblea regionale.

Possono votare tutti i ragazzi dai 14 ai 29 anni.

Per votare è sufficiente avere carta d’identità e 1 euro, per sostenere le spese.

I seggi elettorali saranno aperti per tutta la giornata di

 

 

 

Venerdì 21 Novembre dalle ore 8.00 alle ore 23.00

 

 

 

In questi giorni vi comunicherò l’ubicazione dei seggi e i nomi dei candidati al congresso nazionale e regionale.

 

 

Francesco Summo

 

November 02

"Ho visto quelli del camion bianco aggredire e picchiare i ragazzini"

Il racconto di una professoressa di tedesco che era in piazza Navona il giorno degli scontri: "Perché nessuno è intervenuto per fermarli?"
 
Pubblichiamo la testimonianza di Elena, professoressa precaria di tedesco. Elena (il cognome ci è noto) era in piazza Navona la mattina degli scontri e ha assistito all'intero svolgimento della contestata vicenda.

Sono arrivata a Piazza Navona verso le 10.00. La zona era presieduta da numerosa polizia e altrettanto numerosi carabinieri, Corso Rinascimento era inaccessibile.

La piazza era piena di ragazzini intorno ai 15 anni. Moltissimi erano pigiati nella stradina della Corsia Agonale che sta proprio davanti a Palazzo Madama. Sembrava di essere su un autobus all'ora di punta.

Mi sono messa tra una panchina di marmo e un lampione, guardando il Senato; davanti a me, di lato a sinistra, il camion dei Cobas, che erano lì come annunciato.

Non mi piaceva l'atmosfera, gli slogan che sentivo erano privi della freschezza delle ultime manifestazioni.

Alla mia destra vedevo un camioncino bianco che cercava di arrivare proprio alla fine di Corsia Agonale. Sul tetto del camioncino bianco c'erano ragazzi più grandi. Non studenti medi, alcuni sui trenta. Avevano il microfono e molti di loro videocamere. Ricordo perfettamente una biondina, giovanissima, che filmava tutto. Voci rauche e dure. Occhiali a specchio.

Dall'altro camion qualcuno improvvisamente ha urlato che stavano caricando. Ho pensato: "La polizia" e ho cercato di calmare le ragazzine che erano intorno a me, dicendo loro di non mettersi a correre, che si sarebbero fatte male. Non mi hanno (giustamente) dato retta e mi hanno scaraventato, cadendomi addosso e in parte calpestandomi, sulla panchina.

Liberata dai corpi che mi stavano addosso, mi sono alzata e li ho visti schizzare intorno a me: ragazzi con il viso coperto e scoperto che con cinghie e fibbie di ferro picchiavano chiunque capitasse loro a tiro. Alcuni di loro usavano i caschi. Ho visto un ragazzo a terra preso a pugni e calci da un gruppo. L'ho visto riuscire ad alzarsi e scappare con il sangue che gli colava dal viso, mentre continuavano a prenderlo a cinghiate. Tremavo come una foglia. Ho iniziato a urlare di smetterla. Vicino a me un'altra signora, mia coetanea, chiedeva chi fossero quei picchiatori.
Ho urlato: "Ma dov'è la polizia? Stanno picchiando dei bambini!!".

Dopo è tornata una calma strana. Me ne sarei voluta andare, ma vedendo solo sparuti adulti in quella piazza di adolescenti, non me la sentivo: se dal camioncino bianco avessero attaccato di nuovo, almeno un paio di adulti avrebbero dovuto provare a fermarli.

Gli aggrediti, soprattutto le ragazzine, avrebbero voluto mandarli via. Ho cercato per quello che potevo di calmarle. Avevo paura, per loro e per me: i ragazzotti del camioncino ci avrebbero massacrati.

Così è trascorsa un'ora. Surreale. Dal camioncino bianco venivano slogan pesanti, volgari. Mi chiedevo: "Come è possibile che restino qui, che nessuno faccia nulla?"

Davanti a me un via-vai particolare: alcuni signori in giacca e cravatta, cinquantenni, uno dei quali con difficoltà di deambulazione e accompagnato da una signora elegante, in pantaloni, completo scuro, provenendo dalla sinistra della piazza, andavano dai ragazzi del camioncino e parlavano con loro. Il signore e la signora mi saranno passati davanti almeno tre volte. Poi ne sono arrivati una decina, in processione, vestiti sportivi, tra i quaranta e i cinquanta. Avevano walkie-talkie. Hanno parlato con i giovanotti del camioncino bianco e poi se ne sono andati.
Dopo poco è arrivata un'autombulanza vuota, dalla destra della piazza, che si è messa dietro il camioncino bianco, che piano piano è partito e, superando il camion dei Cobas, se ne è andato, seguito da una trentina di ragazzi che urlavano. Dietro di loro l'autombulanza vuota.

Ho pensato: "Finalmente se ne vanno, scortati". Mi sono diretta verso Corso Vittorio Emanuele per tornare a casa e ho visto arrivare un corteo. In soccorso dei picchiati di prima, ho pensato. Ho urlato: "Quei violenti se ne sono andati!!". Ma poi da lontano ho visto che non erano stati mandati via del tutto. Erano stati solo spostati dall'altro lato della piazza.
Cosa è successo dopo è noto.

Mi chiedo:
- Come è stato possibile che in Piazza Navona, piena di ragazzini e ragazzine pacifiche, sia un camioncino pieno di bastoni e spranghe? Perché la polizia che pure aveva blindato la zona non ha controllato?

- Perché le forze dell'ordine non sono intervenute mentre degli adolescenti inermi venivano picchiati da energumeni con cinghie e caschi?

- Chi era il signore in giacca e cravatta con un evidente problema di deambulazione, accompagnato da signora in completo scuro, che più volte e per lungo tempo si è intrattenuto con i giovani del camioncino bianco?

- Chi erano gli altri signori, vestiti sempre con giacca e cravatta, che pure hanno conversato con loro?

- Chi erano i signori con i walkie-talkie?

- Perché è stata mandata un'autombulanza in piazza per scortare il camioncino bianco e i giovani che stavano nelle sue immediate vicinanze, ma alla fine non è stato fatto uscire del tutto?
(1 novembre 2008)
fonte:repubblica.it

 
October 17

Clan nel governo di Emiliano Fittipaldi e Gianluca Di Feo


Durante la mia latitanza molto spesso mi sono incontrato con l'onorevole Nicola Cosentino. Egli stesso esplicitamente ci aveva detto di essere a nostra disposizione... Quando dice 'nostra' Dario De Simone parla dei casalesi, la più feroce organizzazione criminale campana. De Simone è stato uno dei loro capi: revolver alla mano, accanto al padrino Francesco Bidognetti ha ucciso una decina di persone. Poi nel 1996 ha deciso di collaborare con i magistrati: le sue rivelazioni sono state determinanti per il maxiprocesso Spartacus. Per gli inquirenti è un 'pentito' fondamentale, per il resto del clan un condannato a morte. Quando fa il nome di Nicola Cosentino, i killer gli hanno appena assassinato il fratello e il cognato. Ma va avanti: "L'onorevole aveva avuto espressamente il nostro aiuto per le sue elezioni, era a disposizione per qualunque cosa noi gli avessimo potuto domandare. Se gli avessimo chiesto un certo tipo di lavoro pubblico, non esisteva che potesse rifiutarsi".

De Simone registra questa deposizione il 13 settembre 1996, dopo di lui altri quattro collaboratori di giustizia chiameranno in causa il politico di centrodestra, come ha riferito L'espresso nelle inchieste pubblicate nelle scorse settimane. All'epoca Cosentino era appena riuscito a entrare in parlamento, oggi è sottosegretario all'Economia del governo Berlusconi e coordinatore campano del Pdl. È indagato dalla Procura antimafia di Napoli, ma la sua posizione nell'esecutivo non è stata messa in discussione. Lo stesso Paese che si mobilita contro i piani camorristici per uccidere Roberto Saviano, non si scandalizza per la poltrona occupata da un politico di Casal di Principe che cinque diversi pentiti hanno indicato come "a disposizione dei casalesi". E lo hanno fatto in tempi non sospetti. Il primo verbale che lo accusa risale al settembre 1996, l'ultimo al primo aprile 2008: tutti prima di diventare un uomo-chiave del ministero di Giulio Tremonti.
Il deputato viene indicato nel 1998 da Domenico Frascogna come postino insospettabile dei messaggi del capo dei capi, Francesco 'Sandokan' Schiavone; da Carmine Schiavone, cugino di Sandokan, come candidato della famiglia nelle elezioni comunali e provinciali. Nel febbraio 2008 da Michele Froncillo come il contatto per vincere le gare pubbliche. Infine Gaetano Vassallo, l'imprenditore di camorra che per un ventennio ha inondato la Campania di scorie tossiche, descrive il suo ruolo negli appalti per consorzi rifiuti e termovalorizzatori. L'espresso invece ha ricostruito come alla società della famiglia Cosentino, un colosso nel settore di gas e petrolio, fosse stato negato il certificato antimafia: un permesso concesso solo dopo l'intervento del prefetto Elena Stasi, poi eletta al parlamento per il Pdl grazie anche al sostegno di Cosentino. Il nostro giornale ha scoperto l'operazione sui terreni della centrale elettrica di Sparanise, che ha fruttato 10 milioni di euro ai familiari del sottosegretario. E l'acquisto di un lotto dai parenti di Schiavone. Tutto questo non ha scosso il Parlamento: finora gli interventi si contano sulle dita di una mano. Il sottosegretario ha respinto le accuse, promettendo querele. Il premier Berlusconi ha chiuso la questione: "Ho assicurazione personale dagli interessati che si tratta di operazioni legate alla politica, e non a quella realtà". Intanto i casalesi continuano a uccidere. Nonostante le retate, nonostante i parà della Folgore, vanno avanti nelle esecuzioni. Intanto i casalesi continuano a elaborare piani per ammazzare Saviano, che proprio su L'espresso ha sottolineato il silenzio intorno al caso Cosentino.

Il racconto di Dario De Simone è importante proprio per gli aspetti politici. Il camorrista parla di vicende anteriori al 1995, anno del suo arresto, e in particolare delle elezioni regionali di quell'aprile che videro arrivare il giovane avvocato di Casal di Principe nel consiglio regionale guidato dal centrodestra. In quel periodo il boss è latitante e si nasconde spesso nella casa di uno zio della moglie di Cosentino. Lì sarebbero avvenuti i loro incontri: "Mi chiese di aiutarlo nella campagna elettorale. Io mi diedi da fare. Parlai con il coordinatore nella zona di Forza Italia. Ho parlato anche con Walter Schiavone, Vincenzo Zagaria, Vincenzo Schiavone (oggi tutti detenuti e considerati elementi di spicco del clan, ndr): tutte persone che per altro ben conoscevano il Cosentino. Un buon gruppo di noi frequentava il club Napoli di Casale, circolo che frequentava anche il Cosentino. Durante la latitanza, io e Walter Schiavone abbiamo dormito spesso lì". Nel racconto del collaboratore, il comitato elettorale per le regionali '95 poteva contare anche sul sostegno dei vertici camorristici: "Solo a Trentola Ducenta ha raccolto 700 preferenze. Io stesso ho chiesto a varie persone la cortesia di votare Cosentino. Certamente quando io chiedevo delle cortesie ai vari amici di Trentola nessuno le rifiutava. Un po' tutta l'organizzazione si è occupata delle sue elezioni. Per la zona di Aversa si è interessato Francesco Biondino, per la zona di Lusciano Luigi Costanzo, per la zona di Gricignano la famiglia di Andrea Autiero, per la zona di Casaluce tale L. V., per quella di Teverola il ragioniere Di Messina". Tutte le persone indicate sono state poi arrestate.
De Simone ricostruisce nel dettaglio anche i colloqui con il politico "dopo le elezioni e fino al momento del mio arresto": incontri tra un latitante ricercato per una raffica di omicidi e un assessore regionale. "Discutevamo della situazione che si è venuta a creare dopo la retata Spartacus. Cosentino mi tranquillizzava dicendo che la sola parola di Carmine Schiavone non poteva consentire una condanna definitiva e che pertanto, nell'eventualità del mio arresto, dopo un periodo di carcerazione preventiva sarei comunque uscito. Il Cosentino mi riferì che la vittoria della coalizione di Forza Italia avrebbe sicuramente comportato un alleggerimento della pressione nei nostri confronti e in particolare si riferiva alle disposizioni di legge sui collaboranti della giustizia. Ricordo anche che parlavamo degli orientamenti politici dei giudici che si occupavano delle nostre vicende, in particolare del dottor Greco e del dottor Cafiero che ritenevano particolarmente agguerriti nei nostri confronti. Arrivammo alla conclusione che l'affermazione di Forza Italia avrebbe potuto mutare la situazione, nel senso che i giudici di sinistra sarebbero stati ridimensionati e non avrebbero più avuto quel potere alla Procura di Napoli. Il Cosentino mi disse che bisognava stare attenti soprattutto in riferimento all'attività politica degli onorevoli Diana e Natale in quanto persone vicine all'onorevole Violante e che facevano pressioni affinché vi fosse un intervento costante nella zona da parte delle forze dell'ordine".

Un capitolo inquietante riguarda la dissociazione: l'ipotesi di concedere sconti ai mafiosi che prendevano le distanze dai clan, sul modello di quanto fatto durante il terrorismo. De Simone fa riferimento ai colloqui tra don Riboldi e il ministro Giovanni Conso del 1994. "È evidente che avevamo interesse che la dissociazione fosse valorizzata. In questo momento avremmo potuto fare sette o otto anni di carcere senza 41 bis e uscire puliti e continuare a curare le nostre attività". De Simone conclude la sua deposizione ribadendo: "Non ho mai ricevuto favori personali da Cosentino e non so se altri ne abbiano ottenuti, ma egli stesso esplicitamente ci aveva detto di essere a nostra disposizione". Dodici anni dopo, quel politico di strada ne ha fatta tanta. Parlamentare, leader campano della coalizione di maggioranza, sottosegretario all'Economia con un ricco budget e deleghe delicatissime. Nonostante i sospetti, le inchieste della Procura e le relazioni pericolose Nicola 'o 'Mericano', come lo chiamano a Casal di Principe, resta inchiodato alla sua poltrona. Nel silenzio sempre più imbarazzato dei compagni di governo e degli alleati della maggioranza.

fonte:l'espresso.it

October 13

"i maestri sono già unici"

vi posto l'articolo che tra qualche giorno sarà pubblicato su ruvolive.it
voglio condividere con voi il contenuto,non già dell'articolo,che rappresenta cmq un punto di vista,ma il metodo con il quale questo governo sta procedendo nella sua azione di governo.
quello della scuola è un punto di partenza.
spero,il più possibile con continuità, di aggiornare costantemente il blog con questo tipo di interventi,proponendovi inoltre l'idea di creare un luogo di incontro,anche virtuale per la discussione di temi che riguardano l'attualità.
francesco summo.

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Con la prima approvazione del Decreto Gelmini passato alla Camera dei Deputati è stata posta una prima pietra che tra qualche settimana affosserà definitivamente la scuola italiana.

Attorno alla scuola elementare ed al suo futuro si è sviluppato una sorta di psicodramma sociale

La scuola elementare è un grande fenomeno sociale, prima ancora di essere una articolazione del sistema di istruzione; è un luogo universale che affronta da subito l'impatto con le nuove tendenze demografiche, sociali, culturali della popolazione del nostro paese.

Se c'è conflitto attorno alla scuola elementare, al suo modo di essere, ai suoi valori, viene messa a repentaglio la funzione di “pacificazione sociale” che questa istituzione diffusa ed estesa ha svolto in Italia, non solo nell'età della Repubblica ma fin dall'unificazione del nostro paese.

Leggendo le due paginette del Decreto n. 137 con cui il Ministro stravolge,mortificandolo, l'attuale funzionamento della scuola primaria, con un metodo del tutto autocratico, senza porsi alcun problema di consultazione di associazioni professionali,possibili esperti,sindacati si resta a dir poco sconcertati, senza che ci sia alcun riferimento a presunte difficoltà o disagi e senza nessun argomento educativo. Il riferimento è solo alla finanziaria, come se la scuola assorbisse una grande parte del PIL (che, di fatto, era del 3% nel 1997 ed è diventato del 2,8 nel 2007).

In termini numerici la (pseudo)riforma produrrà tagli su 190 mila unità (fra docenti e personale ATA). In tre anni un risparmio di quasi 8 miliardi di euro e l'intero assetto del sistema scolastico revisionato: dai contenuti, ai quadri orari, agli ordinamenti.

Gli effetti in Puglia parlano chiaro:  circa sei mila tagli tra personale docente e non docente.

In Puglia verrebbe soppresso più del 10% delle scuole sul totale previsto per tutt’Italia (1.646) e le province più colpite sarebbero Bari e Foggia. In provincia di Bari,nello specifico, saranno soppressi 77 edifici scolastici (si tratta di istituti con meno di 500 alunni).

In applicazione dei tagli previsti dall'Art. 64 del DL 112/08 nessun precario attuale avrà più la possibilità di lavorare perché verranno bloccate le assunzioni.

Inoltre le graduatorie per l’immissione ai ruoli,per le scuole elementari non saranno più su base nazionale ma su base  provinciale(voluto dalla lega).

 

È sempre più evidente che il “lite motive” dei provvedimenti della Gelmini è ripreso dall'idea berlusconiana che i problemi complessi si affrontano con delle operazioni di grande semplificazione, con in più la patina del “ritorno al buon tempo antico” . Il ritorno all'ordine e alle buone maniere sarebbe garantito dal recupero del grembiule, che in alcune scuole peraltro non è mai stato lasciato come scelta della comunità scolastica, grembiule che può anche far pensare che i bambini di una certa classe siano tutti eguali, mentre sono tutti e sempre molto diversi.

Dal punto di vista del metodo, colpisce il fatto che si sia voluto introdurre con Decreto Legge delle “disposizioni urgenti” in materia di istruzione, per impedire qualsiasi possibilità di dibattito parlamentare, mascherandolo nell'incipit con la “straordinaria necessità di attivare percorsi di istruzione di insegnamenti relativi alla cultura della legalità ed al rispetto dei principi costituzionali” come se non esistesse fin dal 1960 l'insegnamento dell'educazione civica in tutto il sistema scolastico. A ciò si aggiunge la ripresa del voto di condotta, come strumento di repressione di comportamenti inadeguati,perché come specificato nel decreto “…è urgente rispondere al fenomeno del bullismo”,come se questa piaga sociale fosse presente solo nella scuola….

Per non dire poi della reintroduzione del voto in decimi, come “certificazione delle competenze”, che è invece una pura illusione numerica

La cosa ancora più grave è che non si passa alla classe successiva (nella scuola primaria e media) se si ha una insufficienza anche in una sola disciplina. E siccome non ci sono esami di riparazione nella scuola dai 6 ai14 anni, l'unica soluzione (si fa per dire) è quella della bocciatura. Una scelta che di fatto penalizza bambini e ragazzi che vengono da famiglie culturalmente svantaggiate, in particolare per quelli provenienti da altre culture linguistiche: che magari, se rumeni o albanesi, sono brillanti in matematica, ma possono avere temporanee difficoltà nell'italiano scritto.

Oggi, ad esempio, la scuola primaria italiana accoglie nelle sue aule una quota crescente di bambini non italiani (8,5% ), e in alcuni territori oltre il 15-20%. Tutto questo impone di costruire nuove grammatiche di convivenza, a praticare inedite forme di dialogo sociale.

E si capisce che il “giudizio analitico sul livello globale di maturazione raggiunto dall'alunno” (che è pure citato nel Decreto n.137, art.3, comma1) è pura retorica rispetto al dettato dello stesso art.3, al comma 3.
Verrebbe  voglia di consigliare al Ministro di leggere la “Lettera ad una professoressa” di Don Lorenzo Milani, per capire come può essere una scuola che promuove, cioè che fa crescere le persone e le forma.

Evidentemente nessuno ha valutato in maniera prognostica le conseguenze che la riforma Gelmini produrrà, che si ripercuoteranno anche nella nostra città(contrariamente  a quello che qualcuno sostiene,vedi articolo Azione Giovani 3 ottobre 2008) e che la scuola “non è solo una questione nazionale” ma è anche una questione legata fortemente al territorio,legata alle strutture,continuo punto di riferimento di intere generazioni,ad una formazione di qualità,  legata a quei giovani(che loro vorrebbero rappresentare) dai quali invece sono molto distanti,dimenticandosi dei giovani laureati della nostra terra e abilitati all’insegnamento,che avranno maggiori difficoltà a trovare un posto di lavoro stabile.

Non è una questione di statistiche,non è una questione pedagogica,non è una questione strutturale.

Un paese che non investe nella scuola pubblica è un paese che non crede nel futuro dei suoi ragazzi,è un paese dove l’Istruzione di qualità sta diventando sempre più un diritto solo per quelli che se la possono permettere.

 

 

 

I care

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